APPUNTI COSTITUZIONALI

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Grazie alle 21 magnifiche costituenti

2026-06-26 14:08

Carla Bassu

Grazie alle 21 magnifiche costituenti

Ventuno donne, in un’Italia ferita dalla guerra e dalla dittatura, seppero portare nell’Assemblea Costituente una grammatica nuova: il lessico dell’eguaglianza

Ventuno donne, in un’Italia ferita dalla guerra e dalla dittatura, seppero portare nell’Assemblea Costituente una grammatica nuova: il lessico dell’eguaglianza sostanziale, della dignità non negoziabile, della responsabilità sociale. “Eran 21, eran giovani e forti”: giovani nell’audacia di immaginare un Paese diverso, forti nella capacità di tradurre quella visione in norme chiare, esigenti, vive ancora oggi.

Un invito, in premessa, prima di entrare nel merito del contributo specifico delle donne costituenti, è di mettersi nei panni di quelle giovani che hanno sempre vissuto in una società blindata in stereotipi rigidi, relegate nell’iconografia dell’angelo del focolare che le privava di ogni voce in capitolo al di fuori delle mura domestiche (e anche all’interno dove regnava comunque il pater familias). La guerra e la Resistenza hanno messo le donne di fronte alle proprie capacità, (a parte la breve parentesi della Resistenza), assumendo tutti i ruoli degli uomini al fronte hanno dimostrato, prima di tutto a se stesse, di essere in grado di fare tutto, tutto, come o meglio dei mariti, padri e figli, di poter essere alla pari, avendone l’opportunità. Era già successo durante la I grande guerra ma una volta concluso il conflitto tutto era tornato esattamente come prima.

Non così stavolta.

Questa volta le donne, le più forti e coraggiose, rivendicano il proprio ruolo di protagoniste, si espongono, si candidano, vengono elette (sempre troppo poche, ma considerato il contesto storico e le circostanze il risultato è straordinario) ed entrano, a testa alta, nell’Assemblea costituente.

Solo loro sanno lo stato d’animo che le muoveva all’interno, in un ambiente nuovo, intimidente, circondate da uomini in media molto più anziani, esperti, abituati a essere considerati autorevoli, mentre loro no. Tutto doveva essere conquistato, con grande coraggio, perché nessuno moriva dalla voglia di lasciare loro spazio.

Il loro apporto fu strutturale, mai ornamentale, nonostante dal primo giorno abbiano dovuto subire l’attenzione morbosa della stampa concentrata morbosamente sui dettagli del loro abbigliamento, molto più che sulle loro parole.  Nei lavori dell’Assemblea il filo conduttore del contributo di tutte le costituenti, a prescindere dall’appartenenza politica e ideologica, è l’impegno sistematico a tenere insieme i diritti con i doveri, vigilando costantemente affinché i principi e i diritti sanciti nella Costituzione non rimanessero lettera simbolica e morta ma producessero effetti concreti nella vita degli italiani e delle italiane. 

Di quali principi e diritti si tratta?

Dignità ed eguaglianza. Art. 2 Cost.: «La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo», con una clausola di apertura che è il segreto della longevità della nostra Costituzione, che parla a diverse generazioni, consentendo di interpretare i diritti non in modo statico bensì in ragione delle esigenze mutevoli di una società in continua evoluzione.

Il secondo comma dell’art.2 «richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale». È una reciprocità, che esclude tanto l’individualismo indifferente quanto lo statalismo invasivo e fu tenacemente difesa dalle costituenti per legare la libertà alla responsabilità, la persona alla comunità. In particolare, Nilde Iotti; Lina Merlin; Teresa Noce; Maria Federici; Angela Gotelli si spesero in sede di lavori preparatori per affermare questa prospettiva.

Art. 3 Cost.: «Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso…» (art. 3, comma 1). Quel “senza distinzione di sesso” non piovve dal cielo: è il sigillo dell’insistenza soprattutto di Lina Merlin, ben consapevole che la cittadinanza repubblicana non potesse tollerare gerarchie di nascita o di genere. Il secondo comma dell’art. 3 impone alla Repubblica di rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che impediscono il raggiungimento dell’eguaglianza. «È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese». È Teresa Mattei che ottenne l’espressione «di fatto», così importante, perché l’esperienza le rendeva chiaro come non fossero solo i limiti formali a ostacolare le donne. L’eguaglianza sostanziale come compito della Repubblica riflette l’esperienza delle donne gravate da un carico di cura universale che impediva (e ancora ostacola signicativamente) la parità vera. Non è una formula retorica, ma un mandato alla trasformazione, alle politiche pubbliche, alla giustizia sostanziale.

Lavoro e parità nella famiglia e nella società. Art. 1 Cost. «L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro» Nelle voci delle costituenti, il lavoro significò dignità per tutti e per tutte, non mero fattore produttivo. Da qui discendono le garanzie della retribuzione sufficiente, della tutela della maternità, del bilanciamento tra tempi di vita e tempi di lavoro.

Art. 29. «Il matrimonio è ordinato sull'eguaglianza morale e giuridica dei coniugi...»,

Qui il contributo femminile fu fondamentale perché il diritto di famiglia vigente nel 1946 era ancora fortemente patriarcale, visto che il Codice civile del 1942, che attribuiva al marito la qualifica di capo della famiglia e la moglie era subordinata a tutti gli effetti. Nilde Iotti contestò aspramente questa posizione e lottò per affermare la parità tra marito e moglie. Nello stesso senso Teresa Noce che si spese per garantire i diritti delle donne lavoratrici e madri e Maria Federici, che pure era di salda tradizione cattolica difese una concezione della famiglia fondata sulla pari dignità dei coniugi sulla piena parità e corresponsabilità coniugale.

Art. 37 Cost. «La donna lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore». È difficile immaginare questa norma senza la presenza, l’autorevolezza e la perseveranza di chi conosceva sulla propria pelle il doppio fardello del lavoro visibile e di quello invisibile. Teresa Noce, ex operaia e sindacalista, fu la principale sostenitrice della tutela del lavoro femminile e difese strenuamente il principio della parità salariale e la protezione della maternità. Ancora Lina Merlin sul riconoscimento dei diritti economici e professionali delle donne, contrastando la concezione che relegava la donna esclusivamente al ruolo domestico e Maria Federici contribuì a definire il delicato equilibrio tra tutela della maternità e piena partecipazione femminile al lavoro.

Art. 51. «L’accesso agli uffici pubblici e alle cariche elettive in condizioni di eguaglianza» porta forte e chiara l’impronta delle costituenti. Nello specifico, Lina Merlin fu una delle più convinte sostenitrici della necessità di garantire alle donne l'accesso a tutte le funzioni pubbliche e politiche e Nilde Iotti rilevò che il diritto di voto sarebbe rimasto incompleto senza il diritto di essere elette e di partecipare pienamente alla vita delle istituzioni. Anche le costituenti cattoliche, tra cui in particolare Angela Gotelli appoggiarono il principio dell'accesso femminile alle cariche pubbliche, contribuendo a creare un consenso trasversale.

Ciascuna delle formidabili 21 ha una storia che merita di essere conosciuta a fondo e tutte e tutti dovremmo cercare notizie su di loro.  Da parte mia c’è gratitudine e ammirazione infinita verso questi esempi inarrivabili che però stanno li a dimostrarci come ci si deve comportare: agire, partecipare, esserci per cambiare qualcosa e fare avanzare la democrazia.

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